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120 g di carboidrati all'ora nella resistenza: tendenza, limiti e come personalizzare il proprio rifornimento

120 g di carboidrati all'ora nella resistenza: tendenza, limiti e come personalizzare il proprio rifornimento

120 g di carboidrati all'ora possono essere un'opzione per alcuni atleti ben allenati, ma la strategia va adattata alla durata dello sforzo, all'intensità e alla tolleranza gastrointestinale.

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L'ESSENZIALE

Prima di andare oltre.

120 g di carboidrati all'ora possono essere un'opzione per alcuni atleti ben allenati, ma la strategia va adattata alla durata dello sforzo, all'intensità e alla tolleranza gastrointestinale.

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In breve I 120 g di carboidrati all'ora sono diventati quasi un simbolo degli sport di resistenza moderni. Se ne parla nei racconti delle gare di lunghissima durata, nelle strategie del triathlon su lunga distanza, nei piani alimentari dei ciclisti e negli spogliatoi. Alla base ci sono ragioni fisiologiche e scientifiche concrete: alcuni atleti allenati riescono a ingerire, assorbire e ossidare più carboidrati di quanto si ritenesse possibile qualche anno fa. Il rischio nasce quando questa quantità viene proposta come un obiettivo valido per tutti.

Nella pratica, la domanda non è «quanto può arrivare a tollerare il corpo umano in uno studio?», ma «quanti carboidrati sostengono il mio sforzo senza causare disturbi gastrointestinali, interferire con la sete o compromettere il piacere di correre e la lucidità?». Per molti sportivi, 30-60 g/h restano un riferimento valido. Negli sforzi più prolungati, arrivare a 60-90 g/h può già rappresentare un progresso significativo. Solo dopo si possono prendere in considerazione i 120 g/h, per atleti preparati, con un'organizzazione precisa dei rifornimenti e una tolleranza già verificata.

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1. Perché questo numero affascina tanto Le indicazioni tradizionali per l'alimentazione negli sport di resistenza prevedono quantità più contenute: spesso 30-60 g/h, fino a circa 90 g/h per gli sforzi che superano le due ore e mezza. Questi intervalli restano attuali. Sono utili perché si adattano a molte situazioni di gara, a diversi livelli di allenamento e alla capacità individuale di tollerare i carboidrati.

L'interesse per i 100-120 g/h nasce dall'incontro tra l'esperienza di atleti molto allenati e le ricerche recenti sugli apporti particolarmente elevati. Due pubblicazioni del 2026 hanno alimentato il dibattito. Una revisione su Sports Medicine ha esaminato gli apporti superiori a 90 g/h: alcuni atleti li tollerano, ma il vantaggio sulla prestazione oltre questa soglia non è ancora sufficientemente dimostrato. Una revisione sul Journal of Nutrition propone di considerare i 120 g/h come un limite potenzialmente raggiungibile da soggetti allenati, senza trasformarlo in una raccomandazione generale.

È una distinzione fondamentale. Un limite raggiungibile non è un traguardo obbligatorio. Una strategia adottata dagli atleti di alto livello non è necessariamente adatta a chi corre quattro ore alla settimana, a un'atleta che affronta lunghe discese sui sentieri con lo stomaco sottoposto a continui sobbalzi, o a un ciclista che dimentica di bere appena la temperatura scende.

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2. Ingerire, assorbire, utilizzare: tre verbi diversi È possibile ingerire 120 g di carboidrati in un'ora. Questo non significa che tutti e 120 i grammi vengano assorbiti dall'intestino, né che siano interamente utilizzati dai muscoli durante lo sforzo. L'ingestione è l'assunzione per bocca. L'assorbimento è il passaggio attraverso la barriera intestinale. L'ossidazione riguarda la quota effettivamente utilizzata per produrre energia.

Una fonte costituita soprattutto da glucosio o maltodestrine utilizza principalmente il trasportatore intestinale SGLT1, il cui limite pratico si colloca spesso intorno ai 60 g/h. Aggiungere fruttosio permette di sfruttare anche il trasportatore GLUT5 e può aumentare l'ossidazione dei carboidrati esogeni, cioè quelli assunti dall'esterno. Per questo le bevande e i gel pensati per apporti elevati contengono spesso sia glucosio sia fruttosio.

Il funzionamento dell'apparato digerente, però, non è costante. Caldo, intensità dello sforzo, disidratazione, stress, sobbalzi della corsa, discese tecniche, scarsa abitudine o bevande troppo concentrate possono rallentare lo svuotamento gastrico o ostacolare la funzione intestinale. La quota non assorbita può favorire pesantezza, nausea, gonfiore, diarrea o avversione per i sapori dolci.

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3. Cosa dicono gli studi senza trasformarli in slogan Uno studio del 2020 su corridori di alto livello ha confrontato apporti di 60, 90 e 120 g/h durante una maratona di montagna, dopo un periodo di allenamento dell'apparato digerente. Nel gruppo che assumeva 120 g/h, i marcatori di danno muscolare erano più bassi rispetto ai gruppi con apporti inferiori. Il risultato è interessante perché riguarda una situazione vicina alla pratica sportiva, ma si tratta pur sempre di indicatori biologici. Non basta a concludere che 120 g/h facciano correre tutti più velocemente.

Un recente studio metabolico su otto maratoneti uomini di alto livello ha rilevato un'ossidazione dei carboidrati esogeni maggiore con 120 g/h rispetto a 90 o 60 g/h, insieme a un miglioramento dell'economia di corsa nelle condizioni esaminate. Lo stesso lavoro segnala però un aspetto molto concreto: i sintomi gastrointestinali moderati o gravi erano frequenti e più accentuati con 120 g/h.

Le caratteristiche dei partecipanti contano. Otto uomini di alto livello non rappresentano le donne, i principianti, gli atleti più anziani, gli sportivi con sindrome dell'intestino irritabile, chi corre nelle ultime posizioni o chi alterna cammino, corsa e salite ripide. Quanto più la propria situazione differisce da quella studiata, tanto più l'apporto va personalizzato, anziché copiato.

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4. In quali situazioni aumentare l'apporto può avere senso Un apporto elevato ha senso soprattutto quando si verificano tre condizioni: lo sforzo è prolungato, l'intensità è abbastanza alta da richiedere un forte impiego di carboidrati e l'atleta può alimentarsi con regolarità bevendo acqua a sufficienza. Una tappa ciclistica, un triathlon su lunga distanza o una gara veloce sui sentieri hanno esigenze diverse da una corsa leggera di 90 minuti, un'escursione impegnativa o una gara breve.

Per uno sforzo di 75 minuti, puntare a 120 g/h è raramente utile. Su tre-cinque ore a intensità sostenuta, passare da un'alimentazione improvvisata a 60 o 90 g/h può già fare la differenza nella sensazione di energia a fine gara. I 120 g/h restano un'opzione per situazioni specifiche: non perché siano irragionevoli, ma perché richiedono un apparato digerente allenato, una formulazione adatta e rifornimenti organizzati con precisione.

Anche la disciplina conta. In bicicletta, l'assenza di impatti facilita spesso l'assunzione, ma la posizione, l'intensità e il caldo possono creare difficoltà. Nella corsa, i sobbalzi ripetuti possono rendere più difficile tollerare i gel concentrati. Sui sentieri, le discese, la distanza tra i punti di ristoro, il freddo, il caldo e la saturazione verso certi sapori complicano ulteriormente la strategia.

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5. Costruire il proprio piano senza bruciare le tappe Il primo passo sembra banale: calcolare quanto si assume già. Molti atleti pensano di arrivare a 70 g/h e scoprono di assumerne circa 35. Altri sommano bevande, gel, barrette e frutta essiccata senza accorgersi di superare la quantità che riescono a tollerare. Contano i grammi assunti ogni ora, non le impressioni.

FaseCosa provareCosa osservare
1Annotate l'apporto effettivo da bevande, gel e alimentiEnergia, fame, nausea, caratteristiche delle feci, ritmo, sete
2Mantenete un apporto ben tollerato per più allenamentiTolleranza a un'intensità simile
3Aumentate con piccoli incrementiSintomi digestivi, nausea da eccesso di dolce, capacità di mantenere il ritmo
4Oltre i 60 g/h, provate glucosio + fruttosioGusto, concentrazione, necessità di acqua, praticità
5Verificate l'apporto previsto in un allenamento specificoScelta definitiva per la gara

Non cambiate tutto nello stesso giorno. Provare contemporaneamente un nuovo gel, una nuova bevanda, temperature più alte, un'intensità maggiore e un apporto più elevato non permette di capire cosa funziona. Se compare un disturbo, tornate all'ultima quantità ben tollerata e cercate una possibile causa: bevanda troppo concentrata, poca acqua, assunzione troppo tardiva, gusto stucchevole, sforzo eccessivamente intenso o prodotto poco adatto.

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6. Formati: il prodotto perfetto non esiste Le bevande permettono di distribuire l'apporto di carboidrati e contribuiscono all'idratazione. Sono meno pratiche quando fa fresco e si avverte meno sete, oppure quando la concentrazione necessaria supera quella tollerata dallo stomaco. I gel sono facili da dosare e trasportare, ma spesso vanno accompagnati con acqua. Caramelle gommose e gelatine di frutta offrono consistenze diverse; gli alimenti solidi possono essere utili nelle gare di lunghissima durata, ma sono difficili da masticare quando l'intensità è elevata.

Nessun idrogel, rapporto tra zuccheri del momento o confezione di alta gamma può aggirare del tutto i limiti fisiologici. Le miscele di diversi carboidrati possono aiutare ad aumentare gli apporti, non cancellare le differenze individuali. Provate gusto, consistenza, temperatura, concentrazione e sequenza di assunzione. Un prodotto gradevole a riposo può diventare insopportabile al quarto gel, soprattutto se l'intero piano prevede sempre lo stesso sapore.

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7. Allenare l'apparato digerente: utile, ma senza eroismi La tolleranza ai carboidrati durante lo sforzo può migliorare con la pratica. Allenare l'apparato digerente significa provare per diverse settimane la strategia alimentare prevista, in sedute simili alla gara per ritmo, durata, terreno, attrezzatura, temperatura e disponibilità di acqua.

Non è una gara a chi sopporta meglio la nausea. Una progressione ragionata parte da una quantità tollerata, la ripropone e la aumenta solo quando la risposta è stabile. Negli sforzi molto prolungati, la saturazione verso determinati sapori può diventare importante quanto l'assorbimento: alternare consistenze, gusti e formati può rendere il piano più facile da seguire rispetto a un'unica soluzione ripetuta per ore.

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8. Decidere per il giorno della gara Prima di scegliere 120 g/h, ponetevi cinque semplici domande. La gara è abbastanza lunga da giustificare un apporto così elevato? L'intensità richiede davvero una disponibilità di carboidrati di questo livello? La quantità è stata provata nella stessa disciplina? C'è acqua a sufficienza per favorirne l'assorbimento? Il piano resta gradevole e attuabile anche quando subentra la fatica?

Se anche una sola risposta è no, un apporto inferiore sarà spesso una scelta più affidabile. Una buona strategia alimentare sostiene lo sforzo senza assorbire tutta l'attenzione, provocare sintomi o funzionare soltanto in condizioni perfette.

10Domande frequenti

01120 g/h sono il nuovo minimo? No. È una quantità studiata o utilizzata da alcuni atleti allenati, non una soglia da raggiungere per essere ben preparati.
02Bisogna sempre abbinare glucosio e fruttosio? No. La combinazione è utile soprattutto quando si punta ad apporti elevati. Per quantità moderate può bastare una fonte già conosciuta e ben tollerata.
03Perché ho disturbi digestivi con 120 g/h? Possono contribuire la quantità assunta, la concentrazione, il volume di liquidi bevuti, il caldo, l'intensità, gli impatti, lo stress e la scarsa abitudine. Riducete l'apporto, semplificate la strategia e riprovate con metodo.
04In bicicletta si riesce sempre a mangiare più che nella corsa? Non sempre, ma l'assenza di impatti facilita spesso l'assunzione di quantità elevate. La tolleranza va verificata separatamente in ogni disciplina.

Fonti

Studi sottoposti a revisione paritaria e riferimenti istituzionali usati per questo articolo.

  1. 1Revisione, allenamento digestivo (gut training)
    Revisione sistematicaProbabile

    interventi di allenamento digestivo negli sportivi di endurance

    Consulta la fonte
  2. 2Studio di ossidazione, ciclisti allenati
    Studio randomizzato controllatoLimitato

    ciclisti allenati, confronto tra 90 e 120 g/h

    Consulta la fonte
  3. 3Studio, 60/90/120 g/h in corridori d'élite· 2020
    Studio randomizzato controllatoLimitato

    20 corridori d'élite maschi, maratona di montagna · 20 partecipanti

    Consulta la fonte

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